Negli ultimi due mesi, il Perù ha attraversato una violenta crisi socio-politica che ha portato alla quasi totale sospensione delle attività turistiche. Pensate che, per qualche settimana, anche Machu Picchu è rimasto chiuso! Tuttavia, negli ultimi giorni si respira aria di ripartenza: è questo forse il momento ideale per prenotare il tuo viaggio in Perù?
La riapertura di Machu Picchu
Il giorno 21 gennaio 2023, in seguito ai ripetuti atti vandalici che hanno danneggiato la ferrovia che collega Cusco a Machu Picchu Pueblo, il Ministero della Cultura e del Turismo si è visto obbligato a sospendere le visite alla meravigliosa cittadella inca, simbolo del turismo culturale e di avventura in Perù. E’ stata un decisione sofferta e a lungo rimandata che ha avuto un impatto devastante sull’economia locale, direttamente o indirettamente dipendente dal turismo.
E finalmente, il 12 febbraio 2023, dopo tre lunghissime settimane ecco l’annuncio tanto atteso: Machu Picchu riapre! La riapertura di Machu Picchu porta con sé un messaggio da parte delle autorità peruviane: la situazione è di nuovo sotto controllo e siamo nuovamente pronti a condividere questa meraviglia con il mondo.
Parallelamente, riprende le sue corse giornaliere anche il treno turistico di Machu Picchu, famoso tra gli appassionati per i bellissimi paesaggi che si possono ammirare dalla comodità del proprio sedile, tra un drink ed uno spettacolo folkloristico. Resta invece chiuso il Camino Inca per la sua annuale manutenzione, ma non temete: riaprirà, come tutti gli anni, al termine delle stagione delle piogge!
Il Perù che riparte
Tanto il turismo peruviano quanto i viaggiatori stessi hanno voluto interpretare la riapertura di Machu Picchu come un segnale di ripartenza: ma sarà davvero così? Per il momento, la risposta sembra essere affermativa. Le violente proteste che hanno scosso il Perù per due lunghissimi mesi si stanno placando. I blocchi stradali che rendevano quasi impossibile spostarsi da una città all’altra, i tentativi di occupazione degli aeroporti e le incessanti marce di protesta sembrano essere solo un (brutto) ricordo.
Il Perù riapre al mondo intero rinnovando la promessa di viaggi indimenticabili, ottima accoglienza e sicurezza per tutti.
Cosa ne è stato delle richieste dei manifestanti?
Molti di voi ricorderanno che i manifestanti chiedevano a gran voce 3 cose:
- la rinuncia della presidentessa (subentrata al Presidente Castillo, in carcere per un tentativo di colpo di stato) e lo scioglimento del Congresso
- elezioni anticipate / immediate
- una nuova costituzione / un referendum per una nuova costituzione
Nessuna di queste richieste è stata soddisfatta. Tra un Congresso che non riusciva a mettersi d’accordo su nulla ed una Presidentessa che non intendeva lasciare l’incarico, le autorità non hanno fatto nessun passo indietro, neanche dopo 60 morti, neanche dopo perdite economiche paragonabili al Covid. E poco a poco, i manifestanti si sono arresi alle pressioni (e repressioni) del governo.
Discorso chiuso, quindi? Gli analisti politici propongono diverse interpretazioni. Molti, però, concordano nel considerare queste famose tre richieste come il “sintomo” superficiale di un male più profondo. Il malcontento esploso con l’arresto del Presidente Castillo, il presidente del popolo, delle culture indigene e delle province andine, ha radici molto più profonde. E non basteranno elezioni anticipate per sanare una ferita così antica.
Questa crisi lascia dietro di sé spaccature profonde e polarizzazioni ideologiche. Sarà responsabilità di tutti i peruviani, adesso, lavorare per ricucire gli strappi inferti ad un’identità nazionale che fatica a prendere forma.

